Per anni il CEO della prestigiosa banca statunitense JP Morgan Jamie Dimon aveva messo in guardia, nel corso di numerose occasioni, il pubblico dai rischi di Bitcoin e della blockchain, definendolo “una truffa”. Le parole di Jamie avevano fatto molto scalpore nel settore finanziario, vista l’indiscussa importanza della banca da lui diretta e la grande attesa per l’ingresso di player istituzionali nel mercato delle criptovalute.

Questa settimana, JP Morgan ha annunciato l’istituzione di una propria criptovaluta per agevolare i pagamenti dei suoi clienti enterprise, affermando di voler proseguire ad esplorare tutte le possibilità offerte dalla tecnologia della blockchain.

Il CEO di JP Morgan Jamie Dimon

La criptovaluta, chiamata JPM Coin, sarà una stablecoin: il suo valore sarà quindi costantemente legato al dollaro con un rapporto di 1:1, è sarà usato solo internamente dalla banca per i pagamenti istituzionali che si troverà a gestire: non sarà quindi possibile acquistare JPM Coin presso i tradizionali exchange, o fare trading su eToro. Tutte le transazioni avranno luogo tramite il network blockchain Quorum (basato su Ethereum), di esclusiva proprietà della banca che si occuperà anche di scambiare i token JPM con fiat.

JP Coin rappresenta un traguardo importante: si tratta della prima criptovaluta creata da un player istituzionale, anche se diversi analisti hanno contestato questa definizione per il token di JP Morgan: l’estrema centralizzazione e l’uso limitato ai clienti istituzionali si allontana molto dal concept di Bitcoin esposto nel white paper di Satoshi Nakamoto.

Al contempo, diversi analisti hanno giudicato l’invasione di campo di JP Morgan come un rischio concreto per Ripple: l’azienda dietro il token XRP infatti si è sempre posta come “la criptovaluta delle banche” e sembra ora essere surclassata proprio dai suoi potenziali clienti. Il prezzo del token non sembra essere stato influenzato troppo dalla notizia, anche se solo la settimana scorsa Ethereum è tornato al secondo posto come capitalizzazione di mercato.

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